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in campo fiscale

A breve, per legge, dovrai calcolare sette indici di bilancio: te li spiego

Carissimo imprenditore, titolare di S.r.l. oggi facciamo insieme un piccolo esercizio di analisi di bilancio sul tuo bilancio. Ti presenterò in questo video i sette indicatori, selezionati dal Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti in applicazione della norma che richiedeva di individuare dei parametri tratti dal bilancio delle aziende per valutare in anticipo eventuali stati di crisi di impresa.

Quindi, metti in pausa questo video, stampati il tuo bilancio e facciamo un lavoro insieme per capire questo primo test se può considerarsi superato. Tieni conto che questo stesso esercizio sarà tenuto a farlo il Revisore qualora dovesse revisionare il tuo bilancio e anche in assenza di Revisore comunque queste valutazioni dovranno essere fatte. Ti ricordo che questa norma entrerà in vigore ad agosto 2020, quindi non manca tantissimo.

Esistono due parametri principali e cinque parametri secondari ma la valutazione complessiva della situazione richiede di valutare analiticamente tutti e sette i parametri che ora ti presento.

Primo parametro è il patrimonio netto. Questo è il più facile di tutti. E' evidente che la tua azienda è in crisi se il patrimonio netto è negativo. Questo non ce lo auspichiamo, se il patrimonio netto è negativo l'azienda dovrebbe essere o capitalizzata o messa in liquidazione e spero che se mi stai seguendo la tua azienda non abbia un patrimonio netto negativo.

Secondo parametro molto più complesso ed insidioso da calcolare e questo difficilmente potrai leggerlo dal tuo bilancio perché richiede analisi non solo a consuntivo ma a preventivo, richiede analisi prospettiche. L'indice si chiama Debt Service Coverage Ratio (DSCR). Significa che al numeratore dobbiamo mettere i flussi di cassa attesi dall'azienda da qui a un prossimo periodo, indicativamente sei mesi; al denominatore dobbiamo mettere gli impegni di carattere finanziario che abbiamo preso da qui a sei mesi. E' evidente che un'azienda è in una situazione di equilibrio finanziario se il flusso di cassa operativo della sua gestione riesce a coprire la restituzione dei finanziamenti che dovrà effettuare da qui a sei mesi. Tenendo conto anche non soltanto dei flussi di cassa di periodo ma anche della liquidità esistente al momento in cui si fa quest'analisi.

Questa analisi non si legge da un bilancio a consuntivo ma è possibile farla solo nel caso in cui si abbia un budget preciso di tesoreria, che valuti in maniera previsionale quali sono i flussi di cassa attesi dall'azienda e quali sono le uscite a fronte di restituzioni dei finanziamenti.

E' una generica analisi basata sui flussi di cassa che richiede particolare attenzione dell'imprenditore.

Nel caso in cui questi due valori lasciassero dei dubbi, il lettore di bilancio dovrà effettuare anche l'analisi dei cinque ulteriori indici e se tutti e cinque fossero negativi, allora marca male evidentemente per la situazione generale dell'azienda.

Il primo dei cinque indici è definito come l'Indice di Sostenibilità degli Oneri Finanziari dell'azienda.

L'azienda ha oneri finanziari sostenibili rispetto ai suoi ricavi di gestione?

Qual è il rapporto tra gli interessi passivi e i ricavi?

Se c'è una sproporzione tra interessi passivi e ricavi questo indicatore potrebbe indicare un eccessivo indebitamento dell'azienda con possibile crisi finanziaria prospettica.

Attenzione perché ognuno di questi indici non ha una soglia uguale per tutti!

Il Consiglio Nazionale Dottori Commercialisti ha stilato una tabella con i valori soglia per ogni indice e per ogni macro-settore economico. Quindi bisognerà individuare a quale settore tu appartieni per capire se l'indice che hai realizzato è adeguato. Per alcuni settori questo indice non può superare l'1,5%, ovvero non posso avere interessi passivi dell'1,5% rispetto al totale dei ricavi, per altri settori questo indice arriva al 3,8%.

Evidentemente è stata fatta un'analisi statistica sulla base della quale è stato rilevato che in alcuni settori è più plausibile avere un maggiore indebitamento.

Il secondo indice è un indice di adeguatezza patrimoniale e indica il rapporto tra il patrimonio netto e i debiti dell'azienda. Se un'azienda è troppo esposta rispetto ai finanziamenti di terzi evidentemente questa soluzione finanziaria potrebbe essere sbilanciata. Anche qui è molto difficile stabilire una soglia unica, le soglie sono state definite in un intorno tra 2,3 e 9,4.

Terzo indice: rapporto tra cash flow generato dall'azienda e attivo del patrimoniale, ovvero quanto flusso di cassa genera un'azienda in un anno rispetto all'attivo patrimoniale complessivo? Qui le soglie vanno da 0,3 a 1,9% ed è facile andare in negativo nel caso in cui per un anno un'azienda realizzi un cash flow negativo, l'indice misura quanto rende un'azienda rispetto al totale delle attività, cioè degli impieghi dell'azienda.

Il quarto indice rappresenta il classico indice di liquidità, ovvero il rapporto tra l'attivo circolante, cioè le attività a breve e le passività a breve. Tradizionalmente i libri di scuola dicono che tale indice deve essere superiore a 1, in realtà e curiosamente questo indice non è indicato necessariamente come sempre maggiore di 1, questo indice oscilla a seconda dei settori tra lo 0,69 e l'1,8. E' evidente che se siamo sopra 1 siamo più tranquilli, se siamo sotto 1 vuol dire che abbiamo più passività a breve che attività a breve e allora siamo più a rischio di crisi.

Infine il quinto indice indica il rapporto tra le passività di carattere tributario e previdenziale e il totale attivo dello stato patrimoniale. Purtroppo ci sono tante aziende che invece di finanziarsi ordinariamente ad esempio con il sistema bancario, lo hanno fatto negli anni tralasciando di versare importi anche consistenti di tributi e contributi. C'è una eccessiva presenza di debiti tributari e previdenziali rispetto alla consistenza patrimoniale dell'azienda potrebbe indicare un'accumularsi eccessivo di passività incompatibile con una stabilità aziendale. Questo indice oscilla nei vari settori tra 2,9 e 14.6%.

Volente o nolente, caro imprenditore, questo tema deve essere affrontato, se non hai l'abitudine del controllo di gestione e della valutazione per indici della tua azienda evidentemente questa norma ti obbligherà a una maggiore consapevolezza e una maggiore attenzione.

Fammi sapere qual è la tua impressione di tutto ciò.

A presto.

I corrispettivi telematici

Ormai dopo un anno abituati alla fatturazione elettronica, dal 2020 naturalmente nuova novità tecnologica nel rapporto con il Fisco: i corrispettivi telematici. Quindi non solo chi emette fattura ma anche chi realizza corrispettivi dovrà comunicare le informazioni sui corrispettivi ricevuti giornalmente.

In questo video cercherò di darti qualche spunto sui corrispettivi telematici, capire se puoi farne a meno, capire cosa succede se vendi online e infine capire cosa succede se non riesci ad adeguarti dal 1 gennaio 2020.

Prima questione: è possibile fare a meno del registratore di cassa telematico? Cioè di quel registratore di cassa evoluto, che consente di registrare i corrispettivi e inviarli automaticamente, tutti i giorni, all'Agenzia delle Entrate?

In alcuni casi è fattibile, in altri è impossibile.

Ti spiego i due casi in cui è plausibile pensare di non dotarsi di registratore di cassa telematico.

Primo caso: decido di non ricevere più corrispettivi ma di fare fattura. Fare fattura a tutti i clienti. A questo punto non c'è più bisogno del registratore di cassa e si fanno fatture elettroniche a tutti i clienti. Ovviamente questo è impensabile per chi ha un'attività commerciale e quindi emetteva scontrini o ricevute fiscali ed è pensabile per alcune attività che vogliono strutturarsi diversamente, quali ad esempio una carrozzeria, piuttosto che un meccanico o un artigiano, che magari emetteva ricevute fiscali e oggi preferisce dotarsi di un gestionale della fatturazione piuttosto che di un registratore di cassa portatile. Questo è fattibile anche se, nella generalità dei casi, la fatturazione elettronica è molto più onerosa dei corrispettivi telematici.

C'è poi una seconda alternativa all'acquisto del registratore di cassa telematico, che consiste non nell'emettere fatture ma nell'utilizzare gli strumenti dell'Agenzia delle Entrate per l'emissione di documenti commerciali.

Sul portare di "Fatture e Corrispettivi" c'è tutta una sezione dedicata, appunto, ai corrispettivi ed è possibile emettere documenti commerciali direttamente ai clienti direttamente dal portare dell'Agenzia delle Entrate, quindi non fare fatture, non avere un registratore di cassa telematico ma dal portale dell'Agenzia delle Entrate fare tutto quello che serve.

Io sono entrato e ho fatto dei test, può essere utile per quei soggetti che emettono pochi documenti giornalieri. In questo caso è fattibile. Lo strumento non è mal fatto, consente anche di registrare una sorta di magazzino con i beni e servizi che vengono venduti per non dover scrivere a mano ogni volta tutto quello che si vende; ha lo svantaggio di dover indicare i prezzi al netto dell'IVA e non al lordo, quindi bisogna fare dei conti ma in definitiva se le operazioni sono poche, allora è utilizzabile.

Se le operazioni sono un numero discreto, allora è molto meglio la fatturazione elettronica con strumenti adeguati o corrispettivi telematici.

Buona notizie, invece, per chi vende online perché una "santa" norma che è uscita a maggio ha stabilito che sono escluse dal corrispettivo telematico tutte quelle operazioni che erano già prima escluse dall'obbligo di consegna al cliente di un documento fiscale e tra questi le più rilevanti sono le vendite online.

Se tu vendi con la tua azienda online e quindi inserisci nel Registro dei Corrispettivi gli incassi venduti, non hai altro obbligo rispetto al soggetto a cui hai venduto. Hai soltanto l'obbligo di annotazione nel Registro dei Corrispettivi delle vendite effettuate.

Sarà così anche un domani.

Quindi chi fa vendite online non dovrà dotarsi di alcun registratore telematico, non deve andare sul portale dell'Agenzia delle Entrate, deve continuare come prima ad annotare sul Registro dei Corrispettivi cartaceo tutto quanto ha ricevuto e non fatturato, e questo non è male.

Infine, anche qui come era successo l'anno scorso per la fatturazione elettronica è previsto un periodo transitorio in cui si è esenti da sanzione. E' possibile inviare i dati all'Agenzia delle Entrate anche oltre il termine che è ordinariamente previsto e che è di 12 giorni, come 12 giorni è il termine a disposizione per emettere le fatturazioni elettroniche rispetto alla data di effettuazione dell'operazione.

Possiamo comunicare all'Agenzia delle Entrate i corrispettivi di un mese entro la fine del mese successivo purché continuiamo a comportarci in questo tempo come abbiamo fatto in passato, cioè continuando a dare ricevute fiscali o scontrini ai nostri clienti e allora possiamo prenderci un mese di tempo e comunicare i corrispettivi di gennaio fino alla fine di febbraio.

Questo ci vedrà esenti da sanzione e varrà per i primi sei mesi di applicazione.

Oggi che faccio questo video siamo al 20 di novembre, c'è ancora un pochino di tempo per adeguarsi, consiglio a tutti di farlo per tempo.

In bocca al lupo anche per questa nuova innovazione.

Mi sai dire come starà la tua azienda tra sei mesi?

Ieri ero in riunione con un mio nuovo cliente, una persona estremamente precisa e ordinata e gli raccontavo delle nuove norme che dall'agosto del 2020 entreranno in vigore e che riguardano l'attenzione che gli imprenditori dovranno avere rispetto all'andamento finanziario della propria azienda.

Gli dicevo che dall'anno prossimo è scritto nella legge che l'imprenditore deve avere un preciso quadro dell'evoluzione finanziaria della propria azienda da qui ai sei mesi successivi. L'imprenditore deve essere in grado di sapere se l'azienda da qui a sei mesi sarà in piedi, starà meglio, starà peggio.

Questo perché il nuovo codice relativo alla crisi di impresa impone che l'imprenditore debba prevedere le crisi d'impresa e tempestivamente prendere le misure adeguata. Lui mi dice di non avere alcun problema perché questo lo faceva già da anni e da anni aveva dei badge di tesoreria con cui riusciva a prevedere l'evoluzione della mia società perché non voleva avere sorprese e doveva sapere quello che doveva pagare e l'IVA, anche se la contabilità la faceva prima il commercialista, voleva sapere con grande anticipo quanto era perché non voleva avere sorprese nei flussi di cassa.

Questa deve essere l'attenzione dell'imprenditore, quindi questa norma per lui non è una novità, è pronto.

Temo però che gran parte degli imprenditori non sia pronto a una rivoluzione di questa portata e temo che la situazione peggiori per quegli imprenditori che devono nominare un Revisore.

Per quale ragione?

Perché se l'imprenditore presenta degli indici di bilancio che sono stati approvati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti incaricato dalla legge stessa sulla crisi d'impresa, indici di bilancio che non sono adeguati e che fanno pensare a una situazione in corso o vicina alla crisi, allora il Revisore sarà tenuto a informare l'amministratore della situazione perché trovi tempestivamente rimedio e in caso in cui il rimedio non sia adeguato sarà tenuto a una segnalazione a un organismo di composizione della crisi che potrebbe essere anche l'anticamera di una procedura fallimentare.

Quindi attenzione: molto delicata la situazione delle società che hanno un revisore qualora siano in difficoltà da un punto di vista finanziario, ma non semplicissima neanche la situazione di quelle aziende che il revisore non lo devono nominare ma che comunque per legge devono mettere la stessa attenzione rispetto a quanto non avveniva in passato, quando la legge questo esplicitamente non lo prevedeva.

Diciamo la verità: l'imprenditore l'attenzione al badge di tesoreria di qui a sei mesi deve avercelo in testa, non può navigare al buio e non c'è legge che tenga. Questa attenzione è doverosa ma è anche vero che questa legge che entrerà in vigore ad agosto 2020, salvo rinvii dell'ultimo minuto obbliga gli imprenditori a cambiare un po' pelle da un momento all'altro e questo è sempre complesso perché si è abituati a un certo lassismo, mentre la legge obbliga invece a una istantanea efficienza.

Vedremo come evolve questa situazione e ti faccio questa domanda come imprenditore e mi farebbe piacere che mi rispondessi con un commento: tu hai un sistema interno di gestione che ti consente di sapere quale sarà l'andamento dei flussi di cassa nei prossimi sei mesi della tua azienda?

Fammi sapere. A presto.