La difesa dei diritti
in campo fiscale

Rivalutare le immobilizzazioni della tua SRL a costo zero: scopri come

Un problema che spesso e volentieri l'imprenditore italiano si trova ad affrontare è la frustrazione di non poter rivalutare i beni del patrimonio della società. Magari ci sono degli immobili che sono stati riscattati da un leasing e sono stati riscattati in bilancio molto meno del valore reale, oppure ci sono marchi, ci sono brevetti che non valgono in bilancio quanto valgono davvero o altri beni e materiali che dovrebbero essere rivalutati.

Purtroppo i principi contabili nazionali non consentono in bilancio la rivalutazione delle immobilizzazioni al valore corrente.

Per fare queste operazioni bisognerebbe aspettare delle leggi speciali che consentano di farlo. Negli anni se ne sono susseguite diverse, la più nota e utilizzata è quella del 2008 sui beni immobili che consentì allora di rivalutare i beni immobili presenti in bilancio ma questa operazione non è sempre fattibile, bisogna sfruttare una legge "ad hoc" che lo consenta e in più ha anche un costo fiscale perché per ottenere un riconoscimento fiscale di queste condizioni e quindi poi, ad esempio, poter dedurre gli ammortamenti bisogna pagare delle imposte.

Un'altra modalità con la quale è possibile, diversamente, valorizzare il patrimonio della società è farlo nell'ambito di un'operazione straordinaria, ovvero nel momento in cui la società debba strutturarsi con un'operazione straordinaria quale una scissione, una fusione societaria, un conferimento d'azienda, allora legge in quei frangenti consente una rivalutazione dei beni aziendali. Quindi nel quadro di una ristrutturazione giuridica di un gruppo di società, allora è una buona idea pensare anche alla rivalutazione dei beni dell'azienda.

Questa ipotesi non è mai stata conveniente come lo è oggi. Infatti, il Decreto Crescita, approvato a fine aprile e del quale attendiamo a giorni la conversione in legge, prevede una norma di estremo favore per le immobilizzazioni e rivalutazioni effettuati dalle società nell'ambito di operazioni straordinarie. La legge infatti prevede che sia possibile riconoscere fiscalmente il maggior valore di immobilizzazioni immobili, immobilizzazioni di materiali di altro genere o immobilizzazioni immateriali senza il pagamento di alcuna imposta sostitutiva.

Sarà possibile ottenere il riconoscimento fiscale del maggior valore attribuito ad alcuni beni aziendali senza dover pagare nulle e quindi negli anni successivi poter dedurre ammortamenti e quindi costi su attività dei quali non si è mai pagato un prezzo.

Attendiamo la conversione in legge e i maggiori dettagli che usciranno sicuramente su questa norma e ne riparleremo in futuro.

Come si ravvedono e rateizzano le imposte non pagate

Che cosa succede quando non si riesce a pagare tutte le imposte dovute?

Per varie ragioni non si è pagata alla scadenza un'imposta: qui c'è da dire che dal lato contributi previdenziali c'è poco da fare perché non è previsto il cosiddetto "ravvedimento operoso". Quindi se dovete scegliere cosa pagare, pagate prima i contributi perché altrimenti vi arriva direttamente dall'INPS una sanzione.

Per quel che invece riguarda le imposte è possibile il cosiddetto "ravvedimento operoso", che anticipa la mossa dell'amministrazione finanziaria di chiedere lei le imposte che non sono state pagate con un avviso bonario che poi diventa cartella.

Con questo articolo ti spiego come ottimizzare le tue uscite fiscali nel caso in cui tu non riesca a pagare le imposte in tempo. Cominciamo col dire che una cosa da evitare è di pagare il medesimo F24 dovuto per la scadenza in altra data successiva senza effettuare un "ravvedimento operoso".

Occorre che ti attrezzi per gestire in autonomia un ravvedimento, oppure ti fai fare il ravvedimento dal commercialista in modo tale da sanare la violazione commessa, perché altrimenti a seguito di un pagamento tardivo ti arriverà comunque una sanzione successiva, quindi tanto vale gestirla bene con un ravvedimento.

In secondo luogo, se riesci a versare quanto non hai pagato nei primi 15 giorni tanto meglio.

Nei primi 15 giorni la sanzione che ti colpisce è pari allo 0,1% al giorno, quindi va dallo 0,1% se paghi dopo un giorno all'1,5% se paghi dopo 15 giorni e quindi è una sanzione assolutamente contenuta.

Se paghi tra il quindicesimo e il trentesimo giorno la sanzione è pari a 1,5%; se paghi tra il trentesimo e il novantesimo giorno, la sanzione è pari a 1,67%, se paghi oltre il novantesimo giorno la sanzione è pari al 3,75%. Ecco che quindi il suggerimento è: o si paga nel giro di pochi giorno e allora si tratta veramente di spicci e non c'è alcun problema, oppure cerchiamo di stare nei 90 giorni perché fino a 90 giorni la sanzione è di 1,67%, quindi assolutamente accettabile. Dopo il novantesimo giorno più che raddoppia, andiamo a 3,75% e diventa più impegnativo.

Successivamente quello che succede è che l'Agenzia delle Entrate ti invia un avviso bonario con cui ti chiede il pagamento delle imposte non dovute con una sanzione del 10%.

Occhio: dal lato IVA questi avvisi bonari arrivano oggi nel giro di pochi mesi dalla scadenza dei pagamenti. Quindi se devi scegliere una imposta da pagare subito o da ravvedere in fretta, scegli l'IVA.

Altrimenti per quel che riguarda le imposte dirette e ad esempio le ritenute effettuate su redditi da lavoro autonomo dipendente, l'avviso arriva soltanto successivamente alla presentazione della dichiarazione dei redditi o del 770 per quello che riguarda le ritenute e questo ti da' un po' di margine per evitare la sanzione del 10% e poter ravvedere.

Cosa succede se ricevi l'avviso bonario? Questo avviso può essere rateizzato e può essere rateizzato in autonomia, senza bisogno di autorizzazioni particolari e può essere rateizzato se il debito supera i 5 mila euro, fino a 20 rate trimestrali, quindi abbastanza generosa come rateizzazione.

Questo è un modo: rateizzare l'avviso bonario che arriva per evitare l'iscrizione a ruolo del debito, quindi l'affidamento all'agente della riscossione che riceve il carico fiscale se tu non paghi l'avviso bonario oppure se decidi di non rateizzarlo.

Ebbene, se tu non fai alcuna delle due cose l'Agenzia delle Entrate affida all'agente della riscossione questo carico e ti arriverà una cartella che ingloba sanzioni pari al 30% dell'importo omesso.

Anche qui è possibile una rateizzazione, questa volta da chiedere all'agente della riscossione e non da farsi in autonomia e qui, se non ci sono debiti superiori a 60 mila euro, la rateizzazione non richiede particolari adempimenti o allegati da presentare e si ottiene naturalmente una rateizzazione a 72 rate mensili.

Quindi, come hai visto, le possibilità di dilazionare e spalmare nel tempo il pagamento delle imposte esistono.

Detto questo, com'è naturale che sia, le sanzioni sono crescenti anche in modo esponenziale man mano che il tempo passa. Consiglio quindi di tenere sempre sott'occhio le imposte che non si sono pagate e valutare quindi sempre in maniera puntuale la possibilità di fare un "ravvedimento operoso" prima che si muovano l'Agenzia delle Entrate e l'Agenzia delle Entrate e Riscossione.

YouTube e le tasse: davvero 1 milione di euro evasi da St3pnY?

Gogna nazionale per St3pnY, youtuber di fama nazionale, un milione di visualizzazioni al giorno, finito su tutti i giornali e telegiornali per aver evaso, dice la Guardia di Finanza, un milione di euro.

Vorrei analizzare, non potrei non farlo da difensore tributario e youtuber, questa situazione per raccontarvi che cosa non mi torna sulla base delle informazioni che ho potuto reperire.

Innanzitutto la Guardia di Finanza, con un comunicato, annuncia di aver scovato questo youtuber evasore totale, il quale avrebbe svolto la sua attività completamente in nero, omettendo di dichiarare ricavi per seicentomila e IVA per quattrocento mila, per un totale di un milione di euro. Questo suona molto strano a un occhio tecnico perché i ricavi e l'IVA sono cifre che non si sommano tra di loro, quindi in questo comunicato c'è comunque qualcosa che non quadra.

Ho visto poi i video di St3pnY, nei quali St3pnY pubblicamente racconta di questa vicenda e i suoi argomenti fondamentalmente sono due: il primo è che lui non ha evaso le imposte, lui ha dichiarato le imposte con una modalità diversa da quella che dice la Guardia di Finanza e che avrebbe preteso da lui e la seconda difesa è che lo youtuber è un'attività non regolamentata, non esiste un codice attività dello youtuber e allora come fa a dichiarare i redditi percepiti?

Da quello che è dato capire, perché le informazioni sono limitate, pare dunque che St3pnY abbia dichiarato i redditi percepiti ma nella modalità sbagliata. Allora, ipotizzo che egli potrebbe aver dichiarato i propri redditi senza aprire la partita IVA, cioè considerando la sua attività occasionale e non professionale.

Però attenzione: uno youtuber che fa un milione di visualizzazioni al giorno, evidentemente ha un lavoro, non ha un hobby e le cifre fanno davvero pensare a un'attività imprenditoriale strutturata e non occasionale. Oltretutto, il fatto di non avere un codice attività adeguato non è un esimente. Quando non esiste un codice attività adeguato bisogna inventarsene uno che si avvicini il più possibile a quello che viene svolto, ma non è certamente una giustificazione non aprire la partita IVA perché quello che tu fai non è codificato in un codice.

Persino nel caso di miner delle criptovalute ci si può inventare un codice attività, anche se ovviamente non esiste un codice miner di criptovalute, allora a maggior ragione lo youtuber può trovare un codice attività adeguato.

C'è poi un altro tema che mi ha incuriosito: quattrocento mila euro di IVA evasa ma il nostro, se è uno youtuber e guadagna dalla monetizzazione che riesce a ottenere da Youtube, le fattura che evidentemente non ha emesso le avrebbe emesse in Irlanda, le avrebbe emesse a Google e le fatture per prestazione di servizi fatturate dall'Italia all'Irlanda non hanno IVA, sono non imponibili IVA, in quanto operazioni di servizi intracomunitari.

Allora come mai chiedono l'IVA a St3pnY? Probabilmente la Guardia di Finanza dice: se tu hai svolto la tua attività fuori dal regime d'impresa, allora per tutti i guadagni che hai fatto in questo periodo non avevi titolo a non avere la non imponibilità IVA. Questo dimostra ulteriormente quanto malaugurata sia stata la scelta di St3pnY di non aprire la partita IVA perché fatturando con partita IVA non avrebbe neanche dovuto applicare l'IVA e quindi oggi nessuno gliela potrebbe chiedere. D'altra parte con un accertamento del genere io proverei a difendermi, da difensore tributario, che è il mio lavoro, sostenendo che in realtà quest'IVA non è inclusa perché le prestazioni sarebbero state intracomunitarie.

Molto delicato questo tema, da approfondire ma qualche margine di difesa qui potrebbe anche esserci.

Allora, caro St3pnY se avessi bisogno di un supporto che potrebbe essere sia professionale che anche di comunicazione ma perché non facciamo un bel video insieme per parlare di quello che è successo? Scrivimi, non so a che altro potresti rivolgerti se non all'unico difensore tributario youtuber che trovi in rete. Ti aspetto.