La difesa dei diritti
in campo fiscale

Costituire una società immobiliare per l'acquisto del capannone o no?

Poniamo che tu abbia deciso di acquistare il capannone dove svolgi l'attività o di trasferirti ma comunque di comprare un capannone.E' bene che questo capannone sia acquisito dalla società con la quale tu svolgi l'attività o è meglio costituire una società "ad hoc" che funga da società immobiliare?

Allora, a istinto qualunque imprenditore è tentato a comprare un immobile con la stessa società con la quale opera, perché? Perché non ha maggiori costi di gestione, perché la società è già patrimonializzata e quindi magari ha già disponibilità liquide per pagare il maxi canone iniziale o un anticipo sull'acquisto...insomma è più facile, più agevole, acquisire un immobile con la stessa società. Però, esiste anche uno svantaggio non da poco: se tu acquisti l'immobile con la società operativa, tu leghi il destino di quell'immobile al destino di quella società.

Quindi quell'immobile non sarà tutelato e uscirà dal tuo patrimonio nel caso le cose con la società operativa dovessero andare male. Quando invece tu decidi di separare le due proprietà immobiliari dalle tue attività imprenditoriali, allora quello che succede è che tu togli gli immobili dal rischio d'impresa.

Metti gli immobili in una scatola che è al sicuro perché separata dall'attività imprenditoriale. Questa nuova società affitterà all'altra società l'immobile e nel caso in cui dovessi chiudere, mettere in liquidazione o non riuscissi a gestire in maniera efficiente l'attività operativa, l'immobile resterà comunque nelle tue mani perché giuridicamente è separato dall'attività imprenditoriale.

Poi la società separata può essere un'attività completamente distinta, ovvero tu come socio potresti essere da un lato socio della società operativa, dall'altro socio della società immobiliare, oppure l'immobile potrebbe essere acquisito dalla tua società-holding, la quale possiede la (o le) società operativa.

Non c'è una soluzione ottimale per tutti, ognuno deve fare le sue valutazioni.

Se non ricevo una fattura elettronica che attendevo come mi tutelo?

Cosa succede se i tuoi fornitori non ti mandano le fatture? Può anche capitare in questa fase di avvio della fatturazione elettroniche che qualche fornitore poco organizzato possa fare pasticci e magari omette di mandare le fattura.

Allora, tu imprenditore che cosa puoi fare per tutelarti in questi casi?

Innanzitutto bisogna ricordarsi che l'obbligo di emissione della fattura, dal 1 luglio in avanti decorrerà 10 giorni dopo l'effettuazione dell'operazione ma ad oggi la fattura va emessa entro il termine per la liquidazione IVA, quindi il mese di gennaio va fatturato entro il 16 di febbraio per i mensili e il 16 maggio per i trimestrali, quindi questo tempo ai fornitori io lo darei evidentemente, perché prima non sono obbligati per legge a emettere la fattura.

Ma se questi termini passano e il mio fornitore, magari sollecitato, continua a non emettere la fattura allora esiste una soluzione, esiste una strada. Esiste una procedura, da sempre nel nostro Diritto Tributario, finora poco praticata ma che potrebbe tornare in voga quest'anno, con l'introduzione della Fatturazione Elettronica.

In questo video ti spiego questa procedura:

Passati quattro mesi dall'effettuazione dell'operazione, cioè dal momento in cui la fattura andava emessa, se la fattura non viene emessa, il cliente nel termine di 30 giorni, decorsi i quattro mesi, può decidere di autofatturarsi l'importo della prestazione sostenuta. Si fa un'autofattura, cioè fattura a se stesso l'importo della prestazione e in questo modo può detrarre l'IVA e può dedurre il costo.

Fino all'anno scorso questa procedura era fattibile ma andava fatta con una comunicazione all'Agenzia delle Entrate dell'autofattura emessa. Oggi la comunicazione è automatica perché l'autofattura viene trasmessa elettronicamente tanto quanto la fattura e quindi la comunicazione all'Agenzia delle Entrate già c'è. Quindi che rischio corre chi non emette la fattura, pur dovendo emetterla? Che il cliente, che ha sollecitato la fattura e che non la riceve possa emettersi un'autofattura. Quindi prodursi da solo la fattura di costo e questo corrisponde a una sorta di denuncia all'Agenzia delle Entrate che qualcuno ha omesso di emettere una fattura.

Quindi nel caso estremo in cui qualche fornitore si rifiuti di fatturarci possiamo, invece che impazzire al telefono, adottare questa procedura e facciamo molta attenzione a non dimenticarci delle fatture perché altrimenti potrebbero essere i nostri clienti a eseguire questa procedura per le nostre mancate fatturazioni.

Il socio di SRL può aderire al regime forfettario? Ecco le ultime novità

Riuscirò in un video a risolvere tutti i dubbi sulla questione compatibilità tra il regime forfettario e proprietà di quote di SRL? Impresa ardua ma ci proverò.

La legge di Stabilità approvata a fine 2018 presenta alcuni aspetti differenti dalle bozze che, originariamente, erano state presentate. Inizialmente pareva che qualsiasi partecipazione in SRL precludesse la possibilità di aderire al regime forfettario come professionista o imprenditore individuale.

Ebbene, questo divieto è escluso, permane l'incompatibilità soltanto se convivono due situazioni: da un lato c'è il controllo diretto e indiretto dell'SRL da parte del singolo imprenditore individuale o professionista; dall'altro la società deve operare in un campo analogo a quello in cui opera come persona fisica il socio. Non dubito che da qui a qualche tempo uscirà una circolare da parte dell'Agenzia delle Entrate che darà la sua peculiare interpretazione di questa nuova norma e non dubito che, come spesso succede, l'Agenzia delle Entrate possa fornire delle interpretazioni anche curiose della norma.

A me piace, però, attenermi alla norma perché è quello il parametro fondamentale da chiarire.

Se la società che tu possiedi opera in un campo che è diverso da quello in cui operi tu, allora non c'è nessun problema: puoi godere del forfettario e rimanere socio dell'SRL. In questo caso possono esserci anche situazioni non chiare, attività che magari sono lontanamente riconducibili, quindi sicuramente c'è una zona d'ombra .

I casi particolari vanno valutati, ovviamente, situazione per situazione.

Se invece tu operi in un settore che chiaramente similare a quello in cui tu sei socio, la norma ti preclude il regime forfettario se tu hai il controllo della società. L'unica norma nel nostro diritto che definisce il concetto di controllo è la norma dell'articolo 2359 del Codice Civile, il quale definisce "controllo" come il possesso di più della metà delle quote di una società, oppure l'influenza dominante che un singolo può avere nei confronti di una società. Allora nel caso di SRL a ristretta base societaria, come spesso succede, i soci sono pochi, l'influenza dominante coincide, in realtà, con la proprietà della maggioranza delle quote. Attenzione, maggioranza che può verificarsi in caso di proprietà diretta o indiretta. Quindi attenzione a non scudarsi dietro a società fiduciarie o persone interposte, che detengono le quote al posto tuo. Questo non sarebbe ammissibile, ma al di là di questo, tu devi avere il 51% della società per vederti preclusa l'adesione al regime forfettario.

Questo dice la norma, speriamo che non capiti quello che spesso succede e cioè che l'Agenzia delle Entrate, nell'interpretarla si faccia lei stessa Legislatore.