La difesa dei diritti
in campo fiscale

Breve soap-opera: quella volta che il fisco mi mise con le spalle al muro

Quando io mi reco in Agenzia delle Entrate o in Commissione Tributaria per difendere gli interessi dei miei clienti, io so perfettamente quali sono i miei diritti e mi muovo forte dei miei diritti. Poi, si può ottenere o no un risultato, si può vincere o meno un contenzioso però io so che i miei diritti li ho esercitati completamente perché li conosco molto bene, questo è il mio lavoro.

C'è stata però di recente un'occasione nella quale mi sono sentito veramente disarmato. Ho sentito di non avere più strumenti, l'Agenzia mi ha messo con le spalle al muro. Questo caso te lo voglio proprio raccontare.

Si trattava di un procedimento con accertamento con adesione. E' arrivato un avviso di accertamento a una S.a.s. e ovviamente anche ai suoi soci.

Quando ho letto per la prima volta l'accertamento ho pensato: "ahia! Qui non so dove andiamo a parare!".

Non era un caso semplice.

Ho proposto di tentare la via dell'accertamento con adesione per vedere se in qualche modo si riusciva a diminuire la pretesa. La pretesa complessiva, tra soci e società, interessi e sanzioni imposte era di circa 105 mila euro.

Inizia l'adesione e scrivo una memoria: mi metto lì e ragiono sulla strada possibile per avere una revisione almeno parziale (perché totale era impossibile) della pretesa e trovo degli argomenti assolutamente fondati.

Aspetto qualche settimana e mi chiama il funzionario che mi dice "senta dottore, venga in ufficio così ci parliamo e decidiamo come chiudere".

Lì ho cominciato a vedere un'apertura. Sono andato in ufficio, gli ho detto a mio avviso come avremmo potuto chiudere e il funzionario mi ha detto che era d'accordo e avremmo potuto chiudere secondo la mia proposta.

Tutto quello che ho chiesto veniva accolto e tutto contento avverto il cliente che da 105 mila siamo passati a 70 mila, che nel caso di specie era davvero un buon risultato. Allora vado in ufficio come difensore per formalizzare la chiusura dell'accertamento con adesione.

Qual è la procedura in questo caso?

Il funzionario che ha redatto l'atto redige gli atti di adesione, i quali contengono tutte le cifre su cui c'è un accordo; il rappresentante del contribuente firma l'accordo ma l'Agenzia delle Entrate non li controfirma immediatamente, li trattiene.

Per quale ragione?Perché l'adesione si perfeziona soltanto con il pagamento da fare entro 20 giorni dalla firma di questi atti. Allora trattiene gli atti già firmati da te e te li dà controfirmati da loro quando il pagamento viene effettuato.

Questa procedura di firmare quello che, di fatto, è un contratto ma di firmarlo solo io, senza avere al contempo la loro firma mi è sempre stonato, perché quando si firma un atto, un contratto, lo si firma in due, non è che lo firma solo uno ed entrambe le copie le tiene l'altra parte. C'è qualcosa che non funziona, è un accordo spuntato. Non mi era mai capitato che qualcosa andasse storto ma questa volta qualcosa è andata storta!

Io avevo già ricevuto dall'Agenzia delle Entrate gli F24 da pagare, li avevo già girati al cliente, eravamo prossimi alla scadenza del pagamento e quindi oramai tutto era più che concluso quando ricevo la chiamata della funzionaria dell'Agenzia delle Entrate che, un pochino imbarazzata, mi dice:

"Dottore, guardi che c'è un problema..."

"Ma che problema abbiamo? Ormai abbiamo chiuso tutto, il mio cliente sta per pagare..."

"No, no, lo fermi perché abbiamo commesso un errore."

"In che senso?"

"Abbiamo sbagliato perché nell'accertamento fatto a uno dei soci - defunto - non abbiamo applicato le sanzioni"

"No ma scusi, le sanzioni non si applicano agli eredi, quindi avete fatto bene a non applicarle"

"Eh no sa...la persona è morta dopo la fine dell'esercizio ma prima della presentazione della dichiarazione dei redditi e quindi la dichiarazione dei redditi è già stata presentata dagli eredi e non è stata presentata da lui, quindi gli eredi, quali firmatari della dichiarazione sono assoggettabili alle sanzioni se si rettifica quella dichiarazione"

Boom!

Qualche secondo per riprendermi dallo stordimento e cercare di articolare una replica rispetto a questa obiezione. La prima replica è stata:

"Mi scusi ma mi sta chiedendo le sanzioni ora? Ma voi avete emesso un atto di accertamento che non le aveva e adesso mi dice che in adesione dovremmo aggiungere le sanzioni? Non è tecnicamente fattibile questa cosa"

"Guardi mi spiace ma non possiamo fare altro: o in adesione aggiungiamo le sanzioni oppure noi annulliamo l'atto di accertamento solo di quel socio defunto, non di tutti gli altri, e lo riemettiamo con le sanzioni."

Perché ho detto all'inizio di questo video che mi sono sentito disarmato, perché dopo aver firmato quell'accordo ed essendo passati parecchi giorni, non ero più nelle condizioni di ripensarci perché i termini per fare ricorso, eventualmente, erano scaduti.

Non mi rimaneva altro che prendere atto di questa che mi è sembrata veramente una ingiustizia.

Perché è una ingiustizia? Perché il Fisco mi ha fatto firmare un contratto e poi dopo mi ha detto che questo contratto non vale più, non fa più 70 mila ma fa 76 mila e tu hai già firmato e non ti puoi tirare indietro.

Non potevo accontentarmi delle parole della funzionaria e del suo capo team con cui ho discusso molto animatamente, sono andato dal Direttore dell'ufficio, gli ho fatto presente la situazione, il Direttore ha compreso perfettamente, mi ha porto le sue scuse ma mi ha detto: "Dottore, io la comprendo perfettamente ma qui non possiamo fare niente perché se arriva una verifica su questo finiamo tutti alla Corte dei Conti."

Allora io cerco di mettermi nei panni della mia controparte ma chiedo che la controparte si metta nei miei.

Esiste un principio generale nel Diritto Tributario che impone alle parti di comportarsi con correttezza e buona fede. Allora se l'Agenzia delle Entrate ha chiuso con me un accordo siglato da me, questo accordo non può diventare carta straccia il giorno dopo.

Uno Stato che si rispetti dovrebbe dire: abbiamo siglato un accordo? Io la mia parola non me la rimangio, questo accordo vale. Abbiamo fatto un errore? Pazienza, la sanzione non la paghi.

Invece lo Stato che mi sono trovato di fronte questo discorso non è riuscito a farlo, non è in condizioni di farlo. Non ce l'ho con le persone che sono state umanamente cordialissime, ce l'ho con questo sistema per cui, delle volte, il contribuente sembra più un suddito che non un titolare di diritti