La difesa dei diritti
in campo fiscale

Quest'anno inatteso "regalino" per il 2° acconto delle imposte del 2 dicembre

Si avvicina il momento in cui il 30 novembre, anzi quest'anno il 2 dicembre si pagherà il secondo acconto delle imposte e quest'anno questa scadenza deve essere affrontata con un pochino più di attenzione rispetto al passato alla luce di alcune novità legislative che adesso ti racconto.

Innanzitutto, piccolo ripasso: spesso mi viene chiesto "ma posso evitare di pagare l'acconto di imposta?" la risposta è sì se prevedi di avere un abbassamento del tuo reddito l'anno prossimo. Quindi se sei certo che nel 2019 avrai un reddito più basso rispetto al 2018 allora puoi ricalcolare gli acconti.

Qualcun altro mi dice "senti ma io in questo momento non ho la liquidità, cosa succede se non pago il secondo acconto?" quello che succede è che nel momento in cui si fa la dichiarazione relativa al 2019, la quota di acconto relativa al 2 dicembre e non pagata dovrà essere ravveduta, quindi l'alternativa al non pagare adesso, il 2 dicembre è pagare poi in sede di saldo della dichiarazione relativa a 2019 con il ravvedimento operoso.

Veniamo invece alle novità di quest'anno che riguardano questo argomento:

Prima novità: è stato stabilito che d'ora in poi gli acconti delle imposte non si calcoleranno più nella misura del 40% nel primo acconto al 30 giugno e del 60% nel secondo acconto al 30 novembre (2 dicembre quest'anno) ma nella misura del 50% primo acconto e 50% secondo acconto.

Questa misura è appena entrata in vigore e transitoriamente, visto che si è pagato il 40% come primo acconto, comunque è consentito pagare solo il 50 e non il 60 come secondo acconto.

Quindi attenzione! Legittimamente quest'anno sarà possibile pagare il 90% del dovuto degli acconti e non il 100% e finanziariamente può essere interessante (perché no?!) sfruttare questa opportunità. Ma sfruttare questa opportunità è doppiamente interessante anche alla luce della seconda novità di cui volevo parlarvi: è stato stabilito infatti che così come succede per l'IVA, anche per le imposte sui redditi dall'anno prossimo eventuali crediti di imposta potranno essere compensati soltanto passati 10 giorni dalla presentazione della dichiarazione.

Capita spesso che un contribuente possa essere a credito di imposta e questo succede in genere in un paio di circostanze: uno, quando il contribuente è un professionista e subisce molte ritenute di acconto e le ritenute alla fine potrebbero essere superiori rispetto al totale dovuto alla fine dell'anno ed emerge un credito; la seconda circostanza in cui questo capita è quando il contribuente ha versato più acconti di imposta rispetto a quello che risulta dovuto alla fine dell'anno e se fino al 2019 andare in eccedenza di acconti portava a un credito di imposta che però era utilizzabile immediatamente per pagare le imposte, dall'anno prossimo bisognerà aspettare la presentazione della dichiarazione dei redditi per poter compensare quel credito.

Quindi occhio a versare più acconti del dovuto!

Questa norma che impone di compensare solo dopo aver presentato la dichiarazione, anzi 10 giorni dopo aver presentato la dichiarazione, invita a essere un pochino più attenti nel versamento degli acconti: non solo versare il 90% e non il 100% degli acconto ma anche valutare bene se è in caso di riduzione significativa dell'attività del reddito previsionale del 2019, versare anche meno del 90% per non rischiare di versare un acconto e far finire a credito un credito che non immediatamente compensabile.

Ho parlato sicuramente di argomenti più interessanti ma dobbiamo confrontarci con la realtà del nostro Legislatore, che legge dopo legge ci mette un paletto dopo l'altro e districarci come in uno slalom speciale sugli sci.

Alla prossima.